
Il libero spirito della pace
Uno spirito libero non si lascia conquistare da nessuna guerra — con «Free Spirit» il rapper Kollegah ha composto un'ode a questo spirito.
Il singolo di Kollegah «Free Spirit» e l’omonimo album uscirono nel momento esatto. Nella primavera/estate del 2022 il fascismo del Coronavirus si andava lentamente spegnendo, mentre l’ebbrezza guerrafondaia appena rinfocolata raggiungeva livelli sempre più alti. Alle spalle stavano due anni in cui lo spirito libero delle persone era stato maltrattato nel modo più brutale; regole che non era mai concesso mettere in discussione, la trasformazione del termine „Querdenker“ in un insulto e l’infantilizzazione dei cittadini, ridotti a meri esecutori d’ordini incapaci di intendere e di volere.
Il rapper Kollegah — che in quel periodo lasciò trasparire più volte anche una condanna della follia del Coronavirus — vi si oppose con il suo allora nuovo album «Free Spirit». L’omonimo singolo estratto è un’arringa per la riscoperta della propria forza operante e creatrice, per la riattivazione della nostra coscienza di responsabilità e per la nuova coltivazione dell’essere umano come creatura dotata di anima. Dipende da questa disposizione d’animo di ciascuno — così lo mette in luce Kollegah in questo brano — se noi come umanità continueremo a versare sangue per interessi altrui o se finalmente spezzeremo il ciclo della guerra.
Le ideologie transumaniste e postumaniste negano all’essere umano la sua natura animata. Tutte le sfere più profonde dell’esistenza umana, la sua intuizione, la sua forza creatrice, la sua libertà di volontà non sarebbero altro che il prodotto finale di un processo neurochimico. Qualcosa come un’anima non dovrebbe esistere. In questo modo l’essere umano viene degradato da creatura — se così si vuole — divina a un ammasso di cellule biologiche messo insieme dal caso, che si può spingere qua e là, modificare e controllare a piacimento.
Nella prima parte (strofa) Kollegah rappa contro questa ideologia:
Original
„Eine Welt ohne Glaube wird verkomm’n, denn wie stabil
Kann menschliche Moral sein, wenn es keine Konsequenzen gibt?
Sind wir wirklich nur ein Staubkorn im All?
Ein Zufallsprodukt aus Sternenstaub eines lautlosen Knalls?
Wie passt Big-Bang-Theorie zu dem Forschungsergebnis,
Dass aus Chaos nie von selbst Ordnung entsteht?
Ist uns auch letztlich klar
Wie viel subtilem Brainwash wir schon ausgesetzt war’n, seit wir auf die Welt kam’n?
Sollten wir uns nicht befreien von dem Schleier dieser Blindheit?“
Übersetzung
„Un mondo senza fede andrà in rovina, perché quanto salda
Può essere la morale umana, se non esiste alcuna conseguenza?
Siamo davvero solo un granello di polvere nel cosmo?
Un prodotto del caso fatto di polvere di stelle di un botto silenzioso?
Come si concilia la teoria del Big Bang con il risultato della ricerca
Secondo cui dal caos non nasce mai da sé l’ordine?
Ci è poi in fondo chiaro
A quanto sottile lavaggio del cervello siamo già stati esposti, da quando siamo venuti al mondo?
Non dovremmo forse liberarci dal velo di questa cecità?“
Kollegah torna ad attribuire all’essere umano un libero arbitrio, che è insieme maledizione e benedizione, poiché in esso è racchiuso in egual misura il potenziale per il bene come per il male. Negando agli uomini questa volontà, li si priva della capacità di assumersi la responsabilità di sé e degli altri. Alla fine resta l’immagine dell’uomo come essere incapace di intendere, che dev’essere comandato a bacchetta dagli ordini di un’autorità variabile — una casta di esperti, comandanti militari o addirittura un’Intelligenza Artificiale. Su questa base, nella seconda parte Kollegah si dedica alle vicende belliche del mondo, alla propaganda di guerra e a coloro che dalla guerra traggono profitto.
Original
„Macht hat, wer es versteht, die Massen zu leiten
Und Hass zum Keimen bringt, wenn Medien Kampagnen verbreiten
Doch wenn im Sommer wieder alle Mann am Ballermann feiern
Bewirft irgendwo ein Junge grad ’nen Panzer mit Steinen
Als die Soldaten kommen, um sein Land anzugreifen
Sein Haus ist zerbombt und seine Mama am weinen
In paar Jahren wird ein Racheplan keimen
Und er wird schließlich selbst zum Killer in Guerilla-Taktik-Kampftruppeinheiten
Wer ist schuld? Wo ist der Anfang des Kreises?
Wer begann, Grenzen in Landschaften zu schreiben, um zu spalten und teilen?
Bomben fallen, der Schall tönt von Weitem
Und im Hinterzimmer der Strippenzieher klirrt grad ihr Champagnerglas leise
Kein Hoffnungsschimmer mehr da
Doch muss es wirklich so bleiben, nur weil es angeblich schon immer so war?“
Übersetzung
„Ha potere chi sa come guidare le masse
E far germogliare l’odio, quando i media diffondono campagne
Ma mentre d’estate tutti tornano a far festa al Ballermann
Da qualche parte un ragazzo sta proprio lanciando pietre contro un carro armato
Quando i soldati arrivano per attaccare la sua terra
La sua casa è distrutta dalle bombe e sua madre è in lacrime
Tra qualche anno germoglierà un piano di vendetta
E lui stesso diventerà infine un killer in reparti d’assalto dalla tattica di guerriglia
Di chi è la colpa? Dov’è l’inizio del cerchio?
Chi cominciò a tracciare confini sui paesaggi, per dividere e spartire?
Cadono le bombe, il boato risuona da lontano
E nel retrobottega dei burattinai tintinna sommesso il loro calice di champagne
Non c’è più alcun barlume di speranza
Ma deve davvero restare così, solo perché a quanto pare è sempre stato così?“
Nella seconda parte Kollegah pone la domanda davvero decisiva: dove ebbe inizio lo spargimento di sangue della storia umana. Questa domanda presuppone infatti un’epoca in cui l’umanità viveva in pace. La domanda non riceve risposta, ma viene affidata all’ascoltatore.
È la domanda che dovrebbe assillare tutti noi: dove, quando e per quale ragione ebbe luogo quella frattura nella storia dell’umanità che fece sì che i conflitti venissero d’allora in poi combattuti per via bellica. Fu l’avvento del patriarcato? Fu un’esperienza traumatica di portata globale sotto forma di catastrofe ambientale? Oppure la causa risiede in tutt’altro luogo? Questa domanda dovrebbe assillarci, perché nella risposta si cela la chiave potenziale per un futuro dell’umanità libero dalle guerre. Che gli esseri umani si siano da sempre abbattuti a vicenda nelle guerre, Kollegah lo mette in dubbio al termine della seconda parte.
In modo analogo, nel videoclip vediamo due soldati che, in un bosco offuscato dal fumo delle granate, si scambiano un violento fuoco incrociato, ma alla fine depongono le armi, si affrontano da uomini e, con una stretta di mano, spezzano quel ciclo della guerra di cui si è detto.
Ascolta & Guarda

Versione audio di questo articolo
