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Il mattone nel muro
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Il mattone nel muro

Nella loro canzone “Another Brick in the Wall” i Pink Floyd criticarono il sistema scolastico autoritario che produce sistematicamente carnefici e vittime.

Erano slogan da urlare in coro, che entusiasmavano gli studenti alla fine degli anni Settanta: “Non ci serve nessuna educazione!”, “Niente cupo sarcasmo in classe!”, “Insegnanti, lasciateci in pace, noi ragazzi!”.

Un film notevole con elementi d’animazione mostrava il piegamento degli alunni in un sistema disumano di omologazione. Ogni divieto, ogni maltrattamento, ogni anima spezzata è “solo un altro mattone nel muro”. Vi si aggiungevano il canto di un coro di bambini e un assolo di chitarra di grandissimo effetto.

La canzone commuove ancora oggi. O meglio: proprio oggi. Raramente, infatti, la pedagogia nera in classe ha assunto tratti così brutali come durante il regime della paura ai tempi del Corona. L’artista e cantante Alexa Rodrian ricorda il capolavoro antiautoritario.

Pubblicato
13. agosto 2022
Tempo di lettura
circa 3 min
Canzone
Another Brick in the Wall
Interprete
Pink Floyd
Album
The Wall, 1979

Il grigio è il mio “non-colore” preferito: è bianco e nero – buio e luce. È sempre una mescolanza dei due, mai una cosa sola, ma contrasti mescolati. Ai miei occhi l’educazione – se ancora si usa questa parola – dovrebbe essere proprio così. Un accompagnare attento e differenziato dei piccoli esseri umani nel loro crescere, che per amore mostri i confini vitali, i propri e quelli degli altri.

Le vecchie strutture autoritarie, che lavorano con violenza, paura, sopruso, pressione e vergogna, dovrebbero da tempo appartenere al passato.

A me appare così: la cosiddetta pedagogia della paura, ancora troppo diffusa, evoca di regola due estremi: i carnefici, che ripetono attivamente ciò che è accaduto loro, e le vittime, che subiscono passivamente, ancora e ancora, ciò che è accaduto loro.

Le eccezioni – cioè le persone che, a causa del grande peso della sofferenza, rifiutano entrambe le cose per sé e cercano e percorrono nuove strade – anche qui non fanno che confermare, purtroppo, la regola.

Alla fine degli anni Settanta il musicista britannico e cofondatore della rock band Pink Floyd, Roger Waters, scrisse la canzone “Another Brick in the Wall”; contro il sistema scolastico autoritario inglese e in ricordo dei propri anni di scuola.

La repressione e il controllo del pensiero degli insegnanti a volte estremamente sadici nelle scuole private inglesi “arrecherebbero grande danno ai bambini, e i bambini andrebbero lasciati in pace”, disse Waters in un’intervista.

Inoltre Pink, il protagonista dell’album “The Wall”, è un essere umano lacerato e martoriato che non riesce a trasformare in qualcosa di buono la precoce perdita del padre in guerra e la madre troppo dominante, ma diventa un carnefice colmo d’odio che ripaga con la stessa moneta.

Così intendo l’intero album “The Wall” e in particolare la canzone “Another Brick in the Wall”: come una chiara perorazione contro le strutture autoritarie, come un appello al libero pensiero, al libero essere e al libero agire alla pari – e dunque come un grande appello per la pace.

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Pubblicato per la prima volta su Manova www.manova.news/artikel/der-ziegel-in-der-wand

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La canzone in originale

Al video su YouTube youtu.be/Te60_BiZlk0