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Il potere fa le guerre
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Il potere fa le guerre

Nella loro canzone „War Pigs" i pionieri britannici dell'heavy metal Black Sabbath si interrogano sui responsabili delle guerre: sono sempre i politici a seminare l'odio per cui altri devono morire.

Com’è potuto accadere che oggi di nuovo delle persone – tra cui purtroppo anche cinquantenni che un tempo rifiutarono il servizio militare – blaterino con tanta leggerezza e superficialità di guerra e della necessità di armamenti e forniture di armi, come se si trattasse delle sorti di una squadra di calcio? Chi o cosa ha minato a tal punto le loro menti da impedire loro di osare pensare l’ovvio? Chi mai può avere interesse a una capacità bellica e alla guerra? Di certo non le persone comuni. Sono loro le future vittime del macello. Dov’è finita, dunque, la resistenza?

C’erano altri tempi: gli artisti, in prima fila i musicisti, si impegnavano contro le ambizioni di grande potenza dal sapore fascistoide degli USA, che gettavano nel caos l’America Latina, l’Asia orientale e il Vicino Oriente. Alla fine degli anni Sessanta e all’inizio dei Settanta le canzoni di protesta generavano le onde sonore su cui il movimento pacifista cavalcava. Con la loro canzone „War Pigs” i Black Sabbath ricordano chi vuole le guerre e chi ne paga le conseguenze.

Pubblicato
1. febbraio 2025
Tempo di lettura
circa 6 min
Canzone
War Pigs
Interprete
Black Sabbath
Album
Paranoid, 1970

Vanità, imperialismo, anticomunismo, potere, geopolitica, avidità… Molte strade conducono alla guerra. La preoccupazione per i diritti umani non ne ha però mai fatto parte – sarebbe del resto assurdo: violare i diritti umani per proteggere i diritti umani. Eppure vengono invocati di continuo. E di continuo gli animi ingenui abboccano alle favole della propaganda, evidentemente incapaci di riconoscere la contraddizione insita in questo ragionamento. Né l’aggressione della NATO alla Jugoslavia nel 1999 riguardava i diritti umani, né l’aggressione degli USA all’Iraq nel 2003. Tanto meno la Seconda guerra mondiale o la guerra del Vietnam. Sempre si trattava qui del predominio globale, dell’influenza dell’Occidente dei valori, a cui nessun mezzo è troppo brutale, troppo disumano, pur di imporre questi „valori”.

Nessun altro paese dalla metà del XX secolo è stato tanto ossessionato dall’infliggere al mondo i valori e le idee delle sue élite monetarie quanto gli USA. Nessun sovrano insediato con un golpe è mai stato per lo zio Sam troppo corrotto o troppo crudele da negargli il dovuto sostegno, finché serviva docilmente da braccio esteso dello zio Sam, favoriva lo sfruttamento e accresceva la ricchezza dei paperoni statunitensi.

Il 16 marzo 1968 soldati statunitensi trucidarono nel villaggio vietnamita di Mỹ Lai oltre 500 persone. Donne, bambini e anziani, tra cui neppure un solo soldato che avrebbe potuto giustificare qualcosa come una „legittima difesa”. Alcune donne vennero violentate prima di essere uccise. A quanto pare anche questo rientra tra i „valori occidentali” che vanno assolutamente difesi contro l’impero del male.

Julian Assange docet. Che questo massacro sia stato in generale percepito dall’opinione pubblica lo dobbiamo, tra gli altri, al reporter militare Ron Haeberle e al giornalista Seymour Hersh.

La guerra del Vietnam era al contempo una gara di „Body Count” tra le unità americane. Vinceva chi generava più cadaveri altrui. Search and destroy. Se ne può leggere nel libro di Bernd Greiner „Krieg ohne Fronten – Die USA in Vietnam”, uscito nel 2007.

I soldati possono violentare, uccidere e massacrare. Ma raramente cominciano le guerre. Per questo servono i politici. Sono loro ad attizzare l'odio verso altre persone e culture.

Avvelenano le menti sottoposte al lavaggio del cervello, come recita il testo dei Black Sabbath: Poisoning their brainwashed minds. I politici inculcano nei soldati la sciocchezza secondo cui difenderebbero chissà quale libertà massacrando altri. Eppure le persone che sono disposte a lasciarsi infilare in una divisa hanno perso, al più tardi in quel momento, tanto la loro libertà quanto la loro dignità.

Come nessun altro evento, la guerra del Vietnam spinse la scena rock e folk, allora ancora giovane, alla resistenza contro l’establishment. E non solo in America. Con la loro canzone War Pigs del 1970 la band inglese hard rock Black Sabbath puntò lo sguardo sui responsabili. Siedono in comode poltrone, vezzeggiati da una muta mediatica assetata di sangue che fa loro da megafono, e non rischiano il minimo graffio. Crepare, questo è il compito del popolino, della plebaglia, della feccia. Born to die on demand.

Original

„Politicians hide themselves away
They only started the war
Why should they go out to fight?
They leave that all to the poor, yeah“

Übersetzung

„I politici se ne stanno nascosti
Hanno soltanto cominciato la guerra
Perché mai dovrebbero uscire a combattere?
Questo lo lasciano tutto ai poveri, già“

War Pigs dura quasi otto minuti – la si ascolta sul secondo album dei Black Sabbath, Paranoid. La canzone è avvolta in quel suono cupo e strascicato con cui la band, già sul primo album, aveva messo in colonna sonora i banchi di nebbia che si avvertivano tra le lapidi. A ciò si aggiunge la voce tormentata e cimiteriale del ventiduenne Ozzy Osbourne di allora. Riferimenti al titolo originario della canzone, Walpurgis, si ritrovano già all’inizio:

Original

„Generals gathered in their masses
Just like witches at black masses
Evil minds that plot destruction
Sorcerer of death’s construction“

Übersetzung

„Generali radunati in massa
come streghe alle messe nere
Menti malvagie che tramano distruzione
Stregoni artefici della morte“

I Black Sabbath eleggono la guerra e i suoi istigatori a male supremo. Cosa che si addice all’attitudine occulta e heavy metal della band della un tempo città industriale inglese di Birmingham.

Nell’ultima strofa questi politici, i War Pigs, si ritrovano a sorpresa davanti al Giudizio universale:

Original

„Day of Judgment, God is calling
On their knees, the war pigs crawling
Begging mercies for their sins
Satan, laughing, spreads his wings“

Übersetzung

„Giorno del Giudizio, Dio chiama
In ginocchio strisciano i war pigs
Implorano pietà per i loro peccati
Satana, ridendo, spiega le sue ali“

Suona quasi ironico. Perché gli USA sono gli Untouchable States of America. Legislatore mondiale, poliziotto mondiale, giudice mondiale e media mondiali in uno. La prospettiva di un tribunale terreno che possa condannare questi War Pigs è ancora più ingenua del credere che un qualche dio o l’universo provvedano alla giustizia.

Quale presidente statunitense è mai stato chiamato a rispondere del terrore con cui ha ricoperto altri paesi?

Kennedy? Johnson? Nixon? Ford? Reagan? Bush? Clinton? Obama? Biden? La risposta può darsela ognuno da sé. Lo storico e critico dei sistemi in rovina Karlheinz Deschner scrisse nel 1992 nel suo libro Der Moloch sulla storia degli USA:

„L’unica cosa che, nello scrivere questa cronaca (…), mi rende un po’ meno sconsolato è il pensiero che un giorno di Washington e New York, di tutte le città dell’Ovest e dell’Est, del Nord e del Sud, di tutta questa spaventosa storia (…) non resterà altro che solitudine, che vento, e sotto null’altro che acetosella o macchia mediterranea, che erba.”

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Pubblicato per la prima volta su Manova www.manova.news/artikel/macht-macht-kriege

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