
Il potere più grande
Le parole possono essere un pugno o una mano che accarezza, possono sedurre alla guerra o costruire la pace – Udo Jürgens scrisse un inno alla parola.
Il cantante di „Merci, Cherie“ e „Aber bitte mit Sahne“, spesso sottovalutato come „cantante da quattro soldi“, si dedicò già presto nella sua carriera a temi seri. Uno chansonnier che, grazie alla sua scelta di parole comprensibile a tutti e alle sue melodie coinvolgenti, sapeva portare con sé moltissime persone „normali“, così che i suoi messaggi politici arrivavano a un pubblico vastissimo. Anche nell’ex DDR Udo Jürgens era conosciuto e amato. Per l’autore divenne un compagno di vita e un maestro.
„Wort“ è uno chanson sinfonico lungo otto minuti, che Jürgens eseguì nel 1980 insieme ai Berliner Philharmoniker. Ricorda una colonna sonora e apre il cuore. Anche il testo è tutto tranne che banale. La parola infatti può essere arma o carezza, ha già „sedotto interi popoli“, ma è anche capace di fare la pace. Se solo l’Est e l’Ovest avessero compreso il messaggio del cantante!
Friedensnoten.
Pace.
Note.
Possono le canzoni, può la musica decidere di guerra e di pace?
Può farlo una parola?
O più parole diventate frase e frasi?
Può il linguaggio guidare il nostro agire e il nostro fare al punto da farci piuttosto comprendere o addirittura amare oppure odiare e infine uccidere?
Sì. Credo di sì.
Tanto più quando parola e note si uniscono, quando da qualche parola e qualche suono nasce una canzone che penetra nell’anima e vibra dentro di noi, riecheggia, mette a nudo i sentimenti e accende i pensieri.
Il grande Udo Jürgens pubblicò alla fine del 1979 il suo album complessivamente importantissimo „Udo ‘80“, sul quale, come ultimo brano, fu pubblicata per la prima volta l’opera sinfonica „Wort“ alla base di questo articolo, registrata sotto la supervisione di Herbert von Karajan con i Berliner Philharmoniker. Oliver Spiecker, dopo lunghe conversazioni e sull’impulso tematico di Udo Jürgens – che, come quasi tutte le sue canzoni, la compose anch’egli – aveva scritto il testo secondo le proprie idee.
Alla sua uscita avevo 14 mesi. Solo quando ebbi 14 anni questa magnifica opera mi raggiunse nella versione dal vivo, ancora più bella – come trovo tuttora – perché ancora più intensa, ancora più penetrante, dell’album appena uscito „Open Air Symphony“.
Dio mio, avevo 14 anni e ascoltavo musica simile! Avevo 14 anni ed ero alla ricerca di contenuti, di un fondamento che potesse dare a me e alla mia vita un terreno solido, in questo mondo palesemente assai confuso e spesso davvero – almeno da parte nostra, degli esseri umani – non pensato fino in fondo.
Udo era un buon maestro di vita; lo è ancora oggi, forse il migliore. Ma questo, un giorno, potrebbe essere forse l’argomento di un libro a sé …
Eccoti lì, a 14 anni, e per giunta nel mezzo di eventi storici, nato nella DDR, che con un furore pacifico probabilmente quasi unico nella storia era appena crollata sulla propria stupidità ideologica, vuoi vivere la pubertà, ma vuoi anche, con la dovuta serietà, primo comprendere e secondo migliorare il mondo, e ti vengono offerte queste righe come compito di riflessione per distrarti dalla tua ininterrotta e immotivata erezione insieme alle tue fantasie rivoluzionarie deliranti:
Original
„Wort, du bist Gedankenelement
Kannst Illusion sein, die verbrennt
Bist unbegreiflich, wenn man dich begriffen nennt
Wort, du trägst so vielerlei Symbol
Bist in Ideen Weltenpol
Kannst überladen sein und auch bisweilen hohl
Wort, du bist so leise und so sacht
Dabei hast du die größte Macht
Die diesen Erdenball umschließt und ihn regiert
Wort, du wirst geflüstert und zitiert
Du bist der Leitstrahl, der uns führt
Hast Krieg und Frieden schon diktiert
Wort, du hast so vielerlei Gestalt
Und bist so unerreichbar alt
Kannst glühend heiß sein und so kalt
Wort, du wirst missbraucht und kommandiert
Hast Diktatoren dirigiert
Und ganze Völker schon verführt
Wort, bist du auch manchmal rigoros
Und triffst uns wie ein Degenstoß
Denn deine Wirkung ist nicht nur im Guten groß
Wort, du bist so zärtlich und so warm
Dein Klang nimmt uns in seinen Arm
Du bist die Brücke, die die Menschen näherbringt
Wort, du wirst melodisch, wenn man singt
Bist ein Signal, das in uns dringt
Du bist die Sinfonie, die nie verklingt.“
Übersetzung
„Parola, tu sei elemento del pensiero
Puoi essere illusione che si consuma
Sei incomprensibile, quando ti si dice compresa
Parola, tu porti tanti e diversi simboli
Sei nelle idee il polo del mondo
Puoi essere sovraccarica e a volte anche vuota
Parola, tu sei così lieve e così delicata
Eppure hai il potere più grande
che cinge questa sfera terrestre e la governa
Parola, tu sei sussurrata e citata
Sei il raggio guida che ci conduce
Hai già dettato guerra e pace
Parola, tu hai tante e diverse forme
E sei così irraggiungibilmente antica
Puoi essere rovente e così fredda
Parola, tu vieni abusata e comandata
Hai diretto i dittatori
E hai già sedotto interi popoli
Parola, sei a volte anche rigorosa
E ci colpisci come un colpo di spada
Perché il tuo effetto non è grande solo nel bene
Parola, tu sei così tenera e così calda
Il tuo suono ci prende tra le braccia
Sei il ponte che avvicina gli uomini
Parola, diventi melodica quando si canta
Sei un segnale che penetra in noi
Sei la sinfonia che mai si spegne.“
Il dubbio come risposta. Ma splendido!
Il dubbio come risposta. Sì, splendido!
Ma diffida, per l’amor del cielo diffida (!!!), quando fiuti tattica, calcolo o promesse di salvezza cariche di moralismo! Fidati di chi dubita. Diffida di chi ti minaccia con verità ultime e senza alternativa. Tanto più quando ti minaccia con disprezzo e rappresaglie, se non le segui.
La parola può accarezzare e consolare, riconciliare, tendere le mani, scavare in cerca di verità e sincerità e invocare la pace. Ma la parola può anche seminare discordia, nutrire il disprezzo, spargere odio e accendere la guerra. Forse non ci riesce sempre di afferrare la verità, ma basta riconoscere la menzogna, smascherarla, per servire la pace.
„In principio era il Verbo“, risuona attraverso navate di chiesa sempre più vuote quella prima frase del Vangelo di Giovanni. E chi tra noi non ha ancora perduto il proprio, del tutto personale legame con Dio, del tutto indipendente dalle confessioni fatte dagli uomini, può quasi sentirla fisicamente, questa forza favolosa di una parola salda.
Credere che un possente e tonante „Sia la luce!“ basti perché poco tempo dopo la luce sia davvero, ognuno deve deciderlo per sé, ma che un ostinato „Noi siamo il popolo!“ gridato centomila volte, pronunciato in modo pacifico ma deciso, possa far crollare un sistema di potere ideologicamente iperventilante e costringere una potenza protettrice armata fino ai denti a ritirarsi invece di far fuoco su tutto, l’abbiamo vissuto. Abbiamo anche sperimentato che un „Sì!“ urlato in modo confuso da diecimila gole aizzate alla diabolica domanda „Volete la guerra totale?“ ha condotto alla rovina.
Datemi pure dell'ingenuo, se dopo il terzo bicchiere di vino mi piace provare a immaginare come sarebbe stato se in quel momento, nel febbraio del 1943, nello Sportpalast di Berlino, alla domanda di Göbbels fosse stato risposto con un „NO!“ gridato diecimila volte.
Li avrebbe fatti fucilare tutti e diecimila sul posto? Difficilmente. La maggior parte di loro, però, nei due anni successivi, in quella guerra folle, avrà comunque perso la vita; per lo meno i mezzi di sussistenza.
Parola, tu vieni abusata e comandata
Hai diretto i dittatoriE hai già sedotto interi popoli,
ma altrettanto vero è anche:
Parola, tu sei così tenera e così calda
Il tuo suono ci prende tra le braccia
Sei il ponte che avvicina gli uomini.
Se oggi qualcuno con fervore ardente e senza tollerare alcun dubbio dice di voler fornire in una guerra munizioni a grappolo messe al bando, per ottenere la pace –
Se oggi qualcuno offre la sua premura per la mia salute anche al prezzo del mio annientamento esistenziale –
Se qualcuno, minacciando disprezzo in caso di disobbedienza, vuole vietare certe formulazioni, perché filtrate ideologicamente potrebbero forse essere intese come disumane –
Se un democratico definisce antidemocratici il 50 per cento che non è d’accordo con lui –
Se qualcuno vuole la mia fiducia, ma pretende un’obbedienza cieca e acritica –
Parola, tu porti tanti e diversi simboli
Sei nelle idee il polo del mondo
Puoi essere sovraccarica e a volte anche vuota.
No, purtroppo non sempre riconosco la verità, ma riconosco la menzogna!
Grazie, Udo!
