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Immaginare la pace
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Immaginare la pace

La canzone „Imagine" di John Lennon è l'espressione senza tempo di un grande sogno politico.

„Potete considerarmi un sognatore, ma non sono l’unico. Spero che un giorno vi unirete a noi.” È proprio questa forza al tempo stesso sovversiva e capace di spingere verso la fratellanza universale che ancora oggi entusiasma molte persone per il più celebre brano solista di John Lennon. Si può discutere su alcune delle sue affermazioni – per esempio se un mondo senza religioni sarebbe davvero migliore –; ma parleremmo ancora, dopo così tanto tempo, di una canzone che a noi contemporanei non ponesse più alcuna sfida? Non sappiamo come John Lennon si porrebbe di fronte alle controversie politiche di oggi, se non fosse caduto vittima di un attentato già in età relativamente giovane. Ma possiamo almeno immaginare che, su questioni come il Covid o la guerra, oggi si esporrebbe con lo stesso coraggio con cui lo faceva quand’era in vita.

Pubblicato
29. ottobre 2022
Tempo di lettura
circa 5 min
Interprete
John Lennon

John Lennon, come musicista e come personalità, esercita ancora un fascino su di me. Sono grato per la sua musica, e nelle vecchie riprese cinematografiche mi accorgo che mi piace guardarlo. Vedo un uomo di grande talento e arrogante, che riesce a non lasciarsi impantanare nel proprio successo, ma a tradurlo sempre di nuovo in forme e gesti di rettitudine. Questo lo distingue da alcuni altri rockstar che oggi destano la mia diffidenza. Lennon è di tutt’altro calibro rispetto a Sting. Tuttavia è stato assassinato oltre quarant’anni fa. Non posso dunque sapere come si sarebbe comportato oggi, nei conflitti del presente.

Avrebbe cantato, come Van Morrison ed Eric Clapton, contro la politica anti-Covid? Avrebbe osato, come Roger Waters, criticare il ruolo degli americani nella guerra in Ucraina? Questo non possiamo saperlo. Ora abbiamo la sua famosa canzone pop del 1971, in cui formula un desiderio: Imagine. Canto questo brano in una piccola orchestrina di ukulele e per questo ci sono spesso esposto.

Proviamo a passarlo in rassegna:

Imagine there’s no heaven … and no religion too. Vivere senza un cielo – inteso come immagine di una pace divina – era un tempo un fiero obiettivo dell’emancipazione. Oggi non so più se voglio seguirlo. Le persone che conoscono un cielo possono avere una grande forza per sopportare cose terribili sulla terra. Intendo dire che la religione non è né buona né cattiva, è parte della vita, e sarebbe meglio augurarsi una religione buona e pacifica piuttosto che augurarsi una vita senza religione. Mi è ben chiaro che l’idea religiosa del cielo può andare in un senso o nell’altro, dopotutto anche gli attentatori suicidi si rallegrano del regno dei cieli. Ma solo perché esistono gli attentatori suicidi, non vorrei togliere quel cielo ad altri che ancora lo possiedono.

Ciò che invece accetto: No hell below us. La paura di un inferno punitivo, così la vedo io, non ci fa bene, e rende le persone manipolabili. Imagine there’s no countries. Nella globalizzazione vediamo quanto sia difficile arginare interessi troppo potenti quando non si hanno paesi, quando non si hanno Stati funzionanti. Sembra un cavillo, ma prima di augurarmi una società mondiale, vorrei prima tornare a essere cittadino libero di uno Stato sovrano.

Poi potremo vedere il resto. It isn’t hard to do: Invece sì, è duro e difficile. Lo vediamo proprio ora. E se le utopie sono un pasticcio, allora diventa ancora più difficile. Nothing to kill or die for:”_ Questo lo trovo del tutto giusto e saggio. Nessuno dovrebbe dover sacrificare la propria vita o la vita altrui. Nessuno dovrebbe. __“Imagine no possessions: Nell’epoca del World Economic Forum e delle sue visioni di società tanto stupide quanto pericolose, tutti i miei campanelli d’allarme si accendono quando si parla di assenza di proprietà. Ho imparato che il possesso dei mezzi di sussistenza, per esempio di una casa o di un pezzo di terra coltivabile, dà alle persone la possibilità di gestire una risorsa in modo sovrano e indipendente.

L’idea del contadino libero è per me molto più attraente dell’idea del cittadino senza proprietà, che si muove su un monopattino elettrico e i cui costi vengono addebitati tramite il suo cellulare. No need for greed or hunger: Sì. Sì. Un obiettivo sempre valido.
A brotherhood of man … Imagine all the people / Sharing all the world, you … living life in peace: Questi tratti di penna così grossolani mi sembrano invece chiari, proprio perché possono essere riempiti di colore e di vita dagli uomini di ogni generazione. Fratellanza e pace in tutto il mondo, in cui tutti devono trovare il proprio posto e la propria forma di partecipazione. Questo risplende in eterno, come il primo giorno.
You may say I’m a dreamer / But I’m not the only one / I hope someday you’ll join us / And the world will live as one.

C’è davvero un’esperienza di minoranza in questa canzone? Oggi è difficile verificarlo. In ogni caso sono cauto, perché molti racconti dei sessantottini si rivelano oggi leggende gonfiate. Ma qui non si tratta di un giudizio sugli anni Sessanta.

Si tratta del motivo poetico: parlo qui da solo, ma non sono solo, non resterò solo. Su, unisciti! Da pochi singoli nasce un soggetto collettivo. E questo soggetto si affermerà.

Sebbene oggi non possa sottoscrivere così facilmente molte affermazioni della canzone di Lennon, credo che vi risieda una forza autentica. Semplicemente non credo che Lennon si sarebbe lasciato cullare dal capitale e da qualche ideologia woke. Forse non voglio nemmeno crederci. Ma la delicatezza della canzone mi dice che posso cantarla, come una canzone sincera per la pace – e che regge, nonostante tutto.

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Pubblicato per la prima volta su Manova www.manova.news/artikel/sich-den-frieden-ausmalen