
La doppia morale dei guerrafondai
Il cantante dei Creedence Clearwater Revival, John Fogerty, denuncia nella canzone “Fortunate Son” le disuguaglianze di classe nella guerra.
Gli uomini ricchi fanno la guerra, e i poveri devono combatterla. Questo, tradotto liberamente, è ciò che ha detto John Fogerty. Fogerty è il cantante dei Creedence Clearwater Revival, una band ormai impossibile da cancellare dalla storia del rock.
Nella leggendaria canzone “Fortunate Son”, Fogerty, con la sua inconfondibile voce, grida tutta la sua rabbia per il fatto che, all’epoca del Vietnam, i giovani americani di umili origini venivano arruolati e mandati in guerra, mentre i figli dei senatori, grazie alle loro famiglie privilegiate, potevano evitarla. Almeno così la vedeva il cantante. Per Fogerty, questi ultimi erano i “Fortunate Sons”, i figli fortunati.
In appena 20 minuti, seduto sul letto della sua camera, nel 1969 Fogerty scrisse questa canzone. Gli era semplicemente sgorgata da dentro, raccontò una volta. E quel fluire si avverte nel brano. Con una pressione enorme e tanta forza nella voce, incorniciata da un ritmo altrettanto incalzante di batteria e chitarre, Fogerty riesce a lanciare una dichiarazione musicale che, nel suo nucleo, non ha perso nulla della sua validità ancora oggi.
Con “Fortunate Son” Fogerty rende visibile la doppia morale di quei decisori politici che, da un lato, non avevano alcun problema a esporre la massa dei coscritti all’orrore della guerra, mentre dall’altro tenevano al riparo i propri figli.
Fu una delle prime canzoni ad affrontare le disuguaglianze di classe riguardo alla leva e al servizio in Vietnam. Ma in “Fortunate Son” risuona, nel sottotesto, anche una critica più generale alla doppia morale e alla menzogna del fronte politico quando si tratta di guerra – almeno così si può interpretare il brano. Parlare dei “figli fortunati” significa, in fondo, richiamare l’attenzione su un problema molto più ampio. Uomini ricchi, politici di alto rango, élite del potere fanno nascere guerre in cui altri combattono al posto loro. Le guerre sono circondate da menzogne, da doppi standard e da molta ipocrisia.
“Certa gente nasce con il cucchiaio d’argento in mano”, canta Fogerty, e aggiunge: “Sì, certa gente nasce con gli occhi pieni di stelle e strisce. Ti spediscono in guerra. E quando chiedi loro: ‘Quanto dobbiamo dare?’, la loro unica risposta è: ‘Di più, di più, di più’.” E in un ritornello che si ripete più volte nel brano si dice: “Non sono io, non sono io. Non sono il figlio di un milionario. Non sono io. Non sono io. Non sono un figlio fortunato.”
Con “Fortunate Son” accade qualcosa di simile a quanto avviene con “Born in the USA” di Bruce Springsteen, percepita da molti come un inno patriottico e acritico all’America – il che però è falso. Anche “Fortunate Son” viene intesa, da chi non si confronta con il testo e con il suo contesto, come una canzone acritica e filoamericana. Eppure “Fortunate Son” è tutt’altro che un cieco elogio degli USA. È un attacco all’ipocrisia dell’establishment politico. Fogerty è però senz’altro un patriota e, interrogato sulla sua canzone, ha detto:
“Mettere in discussione la politica del proprio paese, soprattutto in una guerra che uccide persone, non è affatto antiamericano. È probabilmente la cosa più patriottica che si possa fare.”
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