Friedensnoten
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La pace indivisibile
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La pace indivisibile

Uno chanson classico di Bertolt Brecht e Hanns Eisler celebra l'universalità dell'anelito alla pace.

Comincia quasi come una canzone di Natale e diventa poi rapidamente molto concreto. Ci deve essere pace: per ogni sesso, ogni età, ogni paese, ogni „ceto“ sociale. Al più tardi quando la cantante Gisela May reclama: „Pace alla Piazza Rossa“, molti forse trasaliranno. Ma „l’aggressore“ la pace se la merita davvero? L’autrice Gabriele Gysi analizza, sullo sfondo di questa canzone storica, gli sviluppi distorti dello spirito del tempo dominante e si pronuncia con veemenza contro le ambizioni di un’unica confederazione di Stati di rendere felice il mondo. „Non sopra e non sotto gli altri popoli vogliamo essere.“

Pubblicato
25. marzo 2023
Tempo di lettura
circa 4 min
Canzone
Friedenslied
Interprete
Gisela May
Album
Gisela May singt Lieder von Hanns Eisler nach Texten von Bertolt Brecht, 1962

Una voce umana molto bella e piena d’arte canta a noi, suoni semplici e difficili, parole che raccontano del mondo, di luoghi, di persone senza guerra. Un linguaggio amichevole, nessuna predica missionaria. Questa piccola canzone è pace, così mi sembra.

Come se esistesse qualcosa come la pace, come se sapessimo cosa dovrebbe essere – la pace. La pace è più che non-guerra.

Non silenzio di morte, ma pace
Non uniformità, ma pace
Non noia, ma pace
Non fissità, ma pace.

Cosa ci domandano Brecht, Eisler e Gisela May?

Possono parlare della pace in questo modo perché conoscono la guerra, quella vera, mortale?

Cosa sappiamo oggi della pace? Penso niente, forse anche niente più.

A chi si vuole togliere cosa? Perché domani nulla può essere come è oggi o come era ieri? Guerra contro tutto ciò che è passato? Il domani di oggi è il passato di dopodomani. Una guerra contro tutto e tutti e sempre?

I nostri giochi, le nostre immagini nei media celebrano ogni giorno la guerra, solo la guerra è evento. La politica come continuazione della guerra con altri mezzi. Le festività prescritte non portano pace, forse piccole pause per respirare. Ma si va avanti, perché questo, questo deve esserci adesso, e quest’altro, deve esserci adesso altrettanto! Il dovere di un mutamento incessante deve diventare guerra contro tutto ciò che è nato? La società civile dichiara obsoleta la propria stessa storia? Come rivoluzione tecnica permanente si impone con la forza la felicità? L’adattamento all’eternamente nuovo viene dettato, da chi?

Nulla può restare?

Si esige un’amnesia eterna! Perché? Esiste ancora una qualche idea dello stare insieme senza guerra?

L’incessante imporre a frustate nuove regole, con la giustificazione che la salvezza del mondo è brama di guerra.

Da dove vengono tutti i nostri nemici, cosa ci hanno fatto? Su cosa vogliamo dare lezioni al mondo? A che scopo dobbiamo avere ragione? Non potremmo invece, una volta, comprendere qualcosa, per esempio gli interessi di sicurezza russi? Forse dobbiamo imparare un’idea, un presentimento della pace, prima che la guerra quotidiana possa essere terminata? Prima che la minaccia della grande guerra totale svanisca.

Ancora una volta forse ci aiutano Brecht ed Eisler con una piccola canzone, che per poco non divenne l’inno nazionale della DDR:

Anmut sparet nicht noch Mühe
Leidenschaft nicht noch Verstand,
daß ein gutes Deutschland blühe
wie ein andres gutes Land …
Und nicht über und nicht unter anderen Völkern wollen wir sein.

Possiamo accettare che altrove sia diverso, che esistano altre civiltà, dalle quali possiamo imparare?

Le esperienze umane e le biografie sono concrete. Mai possiamo, come singoli, agire in modo universale, il nostro tempo sulla terra è limitato, non possiamo diventare onniscienti. Anche l’idea di una potenza mondiale che agisce da sola, che diffonde dominando sulla terra la propria cultura limitata, è ignorante e cela il desiderio di guerra eterna nella propria pretesa.

Gli USA si perdono nelle loro guerre. Nella pretesa imperiale contro nemici sempre nuovi nessun paese può prosperare. Impariamo la pace, impariamo a rispettare altre civiltà, impariamo a chiederci cosa possiamo imparare. Impariamo a comprendere chi siamo, perché abbiamo bisogno di un nuovo illuminismo sulle nostre società occidentali. Pensare per la Germania è già abbastanza difficile, nessuna partecipazione alla megalomania imperiale può aiutarci.

Attraverso l’accettazione del passato possiamo forse comprendere di nuovo che la neutralità può essere un passo verso la pace.

Non sopra e non sotto gli altri popoli vogliamo essere, nemmeno con mano soccorrevole. Non dobbiamo far apparire come per magia un’Ucraina dai resti della nostra stessa storia nazionalsocialista, per fare guerra ancora e ancora contro la Russia, no.

La Germania è troppo piccola per essere una potenza mondiale ordinatrice, ma troppo grande per tacere.

Nessuna guerra contro la Russia, mai più!

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Pubblicato per la prima volta su Manova www.manova.news/artikel/der-unteilbare-friede

Versione audio di questo articolo

La canzone in originale

Al video su YouTube youtu.be/KnAKtd-CRSo