
Libero da un anno
È quasi dimenticato l'esempio che l'Occidente ha voluto dare con Julian Assange, eppure lo spirito del suo giornalismo di opposizione continua a vivere. Backstage
Nel corso dell’ultimo anno si è sentito ben poco parlare dell’uomo che in precedenza aveva trascorso 14 anni in stato di privazione della libertà, prima nell’ambasciata ecuadoriana a Londra e poi nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Sembra quasi un po’ surreale vedere Julian Assange in pubblico, come di recente al festival del cinema di Cannes: una persona del tutto normale e libera. Eppure l’effetto deterrente che il suo destino avrebbe dovuto avere su altri giornalisti critici resta impresso nella memoria come un monito costante rivolto ai suoi colleghi di professione: non spingetevi troppo oltre. Per quanto triste possa apparire la storia di Assange, altrettanto incoraggiante è il fatto che ora sia davvero di nuovo libero. Per fortuna ci sono giornalisti che continuano a sentirsi vincolati all’etica professionale per la quale lui ha affrontato tutte quelle sofferenze. Anche lui stesso è tornato ora a farsi sentire, seppur indirettamente, dal punto di vista politico.
Non capita spesso di avere la fortuna di impegnarsi insieme, oltre i confini, in quasi tutti i continenti, per qualcosa che poi porti effettivamente al risultato desiderato. Da molti anni le persone si sono battute per la liberazione di Julian Assange — con proteste clamorose, concerti, interviste, saggi o veglie (un ringraziamento particolare va in questa sede ad Almut Stackmann, Thilo Haase e Raja, che per anni, con qualunque tempo, ogni due settimane hanno presidiato l’ambasciata degli Stati Uniti a Berlino e, senza riflettori né applausi, hanno richiamato l’attenzione sul caso Assange). In tutto il mondo si è fatto fronte comune per denunciare la perdita della libertà di stampa.
E questo ha del resto funzionato bene con gran parte dei giornalisti mainstream. Si ha l’impressione che si faccia una ricerca accurata sempre più di rado. Proprio questo è stato confermato ancora una volta dalla copertura mediatica successiva alla nostra processione per la pace a Dresda, il Venerdì Santo del 2025. Si è affermato, tra l’altro, che alla nostra manifestazione avrebbe parlato un neonazista con precedenti penali — il che era una menzogna. La denuncia penale che avevamo presentato ha comunque portato a una vittoria di tappa. Il tribunale regionale di Colonia ha vietato a t-online, sotto la minaccia di una sanzione di 250.000 euro, di diffondere questa e altre false affermazioni. FAZ, Focus e Die Welt hanno diffuso simili assurdità.
Una gran parte dei media dei grandi gruppi è ormai diventata complice di una politica sfrenata. Sostengono l’insensato corso bellico del governo con i loro servizi, le loro interviste e i loro talk show, il che non è soltanto irresponsabile, ma estremamente pericoloso, poiché non pongono quasi più domande critiche, continuano a gettare benzina sul fuoco e in questo modo confermano i bellicisti, invece di metterli alle strette per la loro retorica di guerra.
Tanto più importanti sono i giornalisti e i pubblicisti liberi che, proprio dal caso Assange, non si lasciano intimidire e che per questo devono ripetutamente subire ritorsioni e diffamazioni. Patrik Baab, che nei suoi libri propone una visione del tutto diversa della situazione in Ucraina, Ulrike Guérot, che negli ultimi cinque anni ha pubblicato bensì sette libri e centinaia di video, Kayvan Soufi-Siavash, che da anni indaga a fondo sulle trame del Deep State, Milosz Matuschek, che con affidabile regolarità offre sul suo portale Freischwebende Intelligenz valutazioni sulla situazione del mondo che per lo più sono un po’ in anticipo sui tempi, Jens Berger, Tobias Riegel e Florian Warweg delle Nachdenkseiten, che alla BPK non smette di mettere il dito nella piaga, Eva Schmidt di Radio München, che trasmette un’ampia scelta di saggi e inoltre, come i suoi colleghi Walter van Rossum, Jasmin Kosubek, Markus Fiedler, Michael Meyen e Flavio von Witzleben, conduce interviste eccellenti, Paul Schreyer, che con la sua piattaforma Multipolar riferisce su così tanti temi e mostra come possa essere un giornalismo pulito e serio, Uli Gellermann (promotore del primo concerto di solidarietà per Assange a Berlino), che con la sua Rationalgalerie coglie il nocciolo delle cose con la massima concisione, Giovanna Winterfeld, che con il suo modo rinfrescante si rivolge anche ai giovani, Hermann Ploppa con le sue abili contestualizzazioni storiche, Roland Rottenfußer, Nicolas Riedl e il loro team di Manova, Epoche Times, Demokratischer Widerstand, Die Freien — per non parlare degli straordinari giornalisti stranieri come Whitney Webb, Glenn Greenwald, Efrat Fenigson, Max Blumenthal, Yama Wolasmal, Kim Iversen e molti altri — l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Esistono, gli integri — ma sempre meno, appunto, nei media mainstream.
Julian Assange, con le sue rivelazioni su Wikileaks, ha reso un enorme servizio al giornalismo libero. Che ora si sia dapprima ritirato, per elaborare gli anni di tortura dell’isolamento e per poter finalmente trascorrere del tempo con moglie e figli, è più che comprensibile.
I signori del mondo non sono riusciti a estirpare il coraggio, l’amore, la verità, la solidarietà e l’umorismo — anche se lo farebbero volentieri e continueranno a provarci più volte. Un popolo ottuso, privo di empatia e incapace di intendere si governa e si guida pur sempre meglio. Facciamo in modo che anche in futuro non ci riescano.
Noi, il 99 per cento, ci siamo — e resteremo finché loro, l’1 per cento, non se ne saranno andati.
In occasione dell’anniversario della sua liberazione vogliamo mostrarvi degli estratti dell’ultimo dei sei concerti di solidarietà per Julian Assange che abbiamo organizzato a Berlino. Il mio ringraziamento va a tutti gli artisti e i pubblicisti che per anni hanno sostenuto e arricchito la manifestazione con musica e interventi. Un ringraziamento particolare va a Jens Reule-Dantes della Musikbrauerei — senza di lui e il suo team tutto questo non sarebbe stato possibile in questo modo.
