
Per paura del buio
„Ein bisschen Frieden“, il brano vincitore di Nicole all'Eurovision Song Contest 1982, è „ingenuo“ in senso positivo — perché anche perdere la speranza non è una soluzione.
Quando in Germania si chiede alle persone quali canzoni di pace conoscono, a molti verrà subito in mente questa. Forse però non lo ammetteranno, perché in fondo è solo una canzonetta sdolcinata. Eppure il brano di Ralph Siegel e Bernd Meinunger non ha soltanto uno sfondo serio, è anche una reminiscenza di un’epoca in cui „pace“ era ancora, per lo più, una parola dalle connotazioni positive. Oggi alla cantante Nicole si rimprovererebbe probabilmente di essere un’agente pacifista da strapazzo al soldo di Putin.
Eppure „Ein bisschen Frieden“ seppe cogliere molto bene l’atmosfera minacciosa di una sciagura forse imminente. E l’„io lirico“ si mostrava piacevolmente realistico e modesto. Mentre più di un duro musicista rock dava l’impressione che la sua canzone di pace avrebbe di sicuro fatto tremare i potenti della terra, in Nicole si dice semplicemente: „So che le mie canzoni non cambiano molto. Sono solo una ragazza che dice ciò che sente.“
La dark-rock band „Lord of the Lost“, mandata in gara per la Germania, all’Eurovision Song Contest di quest’anno cantava di „Blood & Glitter“, di „sangue e lustrini“ – e con ciò si piazzò all’ultimo posto. Nessuna meraviglia. Difficilmente ci si potrà scaldare per versi come Siamo così felici che potremmo morire.
E: Adesso vai, vai, lascia scorrere il tuo sangue.
Che cosa vuol dire mai questo messaggio? A che scopo?
Riavvolgiamo al 1982. Allora, il 24 aprile, al Grand Prix Eurovision de la Chanson nell’inglese Harrogate, l’interprete tedesca Nicole cantò della pace – e si piazzò con un vantaggio schiacciante al primo posto. La sua canzone „Ein bisschen Frieden“ ricevette punti da ogni Paese, tranne che dal Lussemburgo; nove Paesi assegnarono il punteggio massimo, tra cui anche Israele, il che a quel tempo era altrettanto straordinario. Qualche mese più tardi, del resto, Nicole cantò in Israele la versione inglese del suo brano vincitore, „A little Peace“, in un’area militare chiusa presso Tel Aviv – davanti a un pubblico composto esclusivamente da soldati israeliani.
Fu la primissima vittoria all’ESC per la Germania. I 161 punti complessivi – su 204 possibili – rimasero fino al 1997 il record nella storia del concorso. A molte persone piace, dunque, quando la Germania si impegna per l’intesa tra i popoli. Non sarebbe ora di ricordarsene? Adesso, nella vertigine della guerra. Adesso che si intona euforicamente il mantra delle armi pesanti e si glorificano macchine da morte che sparano fino a dieci granate al minuto.
Nicole incarnava nel migliore dei sensi questa credulità buona, minacciata di estinzione. Aveva 17 anni quando si presentò per la Repubblica Federale. Chitarra bianca, colletto bianco, sul suo abito nero scintillavano applicazioni di lustrini. I capelli biondi asciugati come quelli di un angelo, quasi senza trucco. Un’aura d’innocenza, un’adolescente dall’aria infantile. Nessun effetto speciale, un’arpista suonava sullo sfondo, gli altri musicisti indossavano abiti bianchi. L’uomo al pianoforte era Ralph Siegel, il compositore di „Ein bisschen Frieden“.
La canzone comincia con il disagio di una ragazza che sta a rappresentare tutti coloro che sono abbastanza sensibili da percepire gli sviluppi forieri di sciagura. La ragazza si sente minacciata e abbandonata in un mondo diventato freddo. Non c’è nessuno che la protegga, nessuno che la prenda tra le braccia.
Come un fiore all’inizio dell’inverno
E come un fuoco nel vento gelido
Come una bambola che nessuno ama più
mi sento in certi giorni
Poi vedo le nuvole che stanno sopra di noi
E odo le grida degli uccelli nel vento
Per paura del buio canto una canzone
E spero che non accada nulla
Una ragazza è in balìa di un’atmosfera da fine del mondo. Suona piuttosto familiare. Anche oggi si barcolla da uno scenario apocalittico al successivo, fedeli al motto Dacci oggi la nostra catastrofe quotidiana
. Gli attivisti del clima incollati all’asfalto, in perenne stato d’allarme, non hanno però inventato l’incombente fine del mondo, e nemmeno i Testimoni di Geova. Negli anni Ottanta la catastrofe del reattore di Černobyl’, il buco nell’ozono e la morìa dei boschi provvidero a una dose massiccia di German Angst. Anche le guerre possibili ed effettive erano un tema costante; il movimento pacifista, con le sue proteste contro la doppia decisione della NATO, era onnipresente.
Nel marzo 1982, dunque poche settimane prima dell’esibizione di Nicole all’ESC, si profilava già la guerra delle Falkland. Il giorno dopo lo svolgimento del concorso il primo gruppo navale britannico sarebbe giunto nell’Atlantico meridionale per riconquistare le isole Falkland, occupate poco prima dall’Argentina. Questo, certo, Ralph Siegel e Bernd Meinunger, responsabile del testo, non potevano prevederlo.
Meinunger, all’inizio, non se ne entusiasmava granché. Come raccontò più tardi, se mai avesse voluto trattare il tema, avrebbe voluto trattare „al massimo un po’ di pace“. Ed è proprio ciò che accadde; così fu trovato il titolo.
Original
„bq. Ein bisschen Frieden, ein bisschen Sonne
für diese Erde, auf der wir wohnen.
Ein bisschen Frieden, ein bisschen Freude,
ein bisschen Wärme, das wünsch’ ich mir.
Ein bisschen Frieden, ein bisschen träumen
und dass die Menschen nicht so oft weinen.
Ein bisschen Frieden, ein bisschen Liebe,
dass ich die Hoffnung nie mehr verlier‘.
Ich weiß, meine Lieder, die ändern nicht viel.
Ich bin nur ein Mädchen, das sagt, was es fühlt.
Allein bin ich hilflos, ein Vogel im Wind,der spürt, dass der Sturm beginnt.
Ein bisschen Frieden, ein bisschen Sonne
für diese Erde, auf der wir wohnen.
Ein bisschen Frieden, ein bisschen Freude,
ein bisschen Wärme, das wünsch ich mir.
Ein bisschen Frieden, ein bisschen träumen
und dass die Menschen nicht so oft weinen.
Ein bisschen Frieden, ein bisschen Liebe,
dass ich die Hoffnung nie mehr verlier‘“
Übersetzung
„bq. Un po’ di pace, un po’ di sole
per questa terra su cui abitiamo.
Un po’ di pace, un po’ di gioia,
un po’ di calore, ecco ciò che desidero.
Un po’ di pace, un po’ di sogno
e che gli uomini non piangano così spesso.
Un po’ di pace, un po’ d’amore,
che io non perda mai più la speranza.
So che le mie canzoni non cambiano molto.
Sono solo una ragazza che dice ciò che sente.
Da sola sono impotente, un uccello nel vento, che avverte che la tempesta comincia.
Un po’ di pace, un po’ di sole
per questa terra su cui abitiamo.
Un po’ di pace, un po’ di gioia,
un po’ di calore, ecco ciò che desidero.
Un po’ di pace, un po’ di sogno
e che gli uomini non piangano così spesso.
Un po’ di pace, un po’ d’amore,
che io non perda mai più la speranza“
Chi osa ancora sognare? E chi osa fidarsi dei sogni? Forse, del resto, non abbiamo altra scelta. I dibattiti dominanti sfiniscono, dividono, fanno male. La zona di combattimento sociale si è talmente estesa che in fondo restano soltanto perdenti. Per non parlare delle crudeltà e degli inferni sui campi di battaglia. Solo chi si fa avanti con un desiderio, con una speranza, per quanto minuscola, può far luce in mezzo a tutto quel buio.
Solo che: cambia qualcosa? Cambia abbastanza? Sono davvero importante? Che cosa posso mai fare? Ognuno conosce l’incertezza che accompagna una partenza dall’esito incerto. Si vuole davvero mettersi in cammino, se non è garantito che ne valga la pena? Ci attende una lotta contro i mulini a vento? È tutto perduto da tempo? Ci si deve seppellire nel nichilismo? O attendere la distopia?
La ragazza che canta ammette a se stessa la propria impotenza. Chi ne è ancora capace in una società che crede di avere una soluzione per tutto?
Il narcisismo dilagante non concede questa debolezza, perché intacca l’immagine ipertrofica di sé. Eppure conosciamo tutti la sensazione di non poter ottenere nulla, di essere in balìa degli eventi.
La ragazza che canta sembra non farsi illusioni. Constata senza giri di parole: So che le mie canzoni non cambiano molto.
Eppure: canta. È proprio di questo eppure che si tratta. Forse ciò che si fa non ha senso. Eppure, lo si fa. L’eppure è come un permesso di agire, per quanto grandi siano i dubbi. L’eppure apre la strada.
La ragazza che canta non cade nella follia collettiva di poter salvare il mondo, il clima o qualunque altra cosa gigantesca. Le basta quel „un po’“. Lo si potrebbe anche chiamare umiltà. Un atteggiamento che oggi non è più al passo con i tempi. E che, del resto, già allora suscitò malcontento. Il movimento pacifista criticava il fatto che „un po’“ fosse troppo poco. Se pace, allora radicale. Ma non è proprio il grande colpo, con cui la realtà non potrà mai misurarsi – e che perciò sfianca? Quando si compie un passo, è sempre più di un passo che non viene compiuto perché la meta sembra irraggiungibile.
La Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) osservò all’epoca che ci si poteva rallegrare che il desiderio di pace – articolato in una canzone leggera – abbia trovato così tanta risonanza, e al tempo stesso rammaricarsi che il tema sia diventato così attuale
.
Il „tema“ non è diventato attuale. Non se n’è mai andato. Nemmeno fino a oggi. È pensabile un’umanità senza guerra? Chi riesce a immaginare un mondo simile – e chi no? Come contribuire a un mondo simile? A questo proposito una citazione della cantautrice Bettina Wegner dalla canzone „Waffenlos“: Di mia piena e libera volontà rinuncio a ogni freddezza, non voglio più la lotta né essere vincitore, non punto più su nessuno la canna della mia arma – e mi apro a tutto.
In occasione della nuova presentazione del brano vincitore, Nicole eseguì parti della canzone in inglese, francese e olandese. È questa l’idea originaria dell’ESC: ciò che unisce.
Original
„A little loving, a little giving
To build a dream for the world we live in
A little patience and understanding
For our tomorrow a little peace
A little sunshine, a sea of gladness
To wash away all the tears of sadness
A little hoping, a little praying
For our tomorrow a little peace
Que puis je faire avec une chanson
Mais pourquoi me taire, il n’y a pas de raison
Pour faire la guerre c’est mieux ton cadeau
Il y a qu’a trouver l’unison
Een beetje vrede, een beetje liefde
Voor onze wereld waarop wij wonen
Een beetje vrede, een beetje vreugde
Erover dromen dat doe ik al“
Übersetzung
„Un po’ d’amore, un po’ di generosità
per costruire un sogno per il mondo in cui viviamo
Un po’ di pazienza e comprensione
per il nostro domani, un po’ di pace
Un po’ di sole, un mare di letizia
per lavar via tutte le lacrime di tristezza
Un po’ di speranza, un po’ di preghiera
per il nostro domani, un po’ di pace
Che cosa posso fare con una canzone
Ma perché tacere, non c’è ragione
Per fare la guerra è meglio il tuo dono
Basta soltanto trovare l’unisono
Un po’ di pace, un po’ d’amore
per il nostro mondo su cui abitiamo
Un po’ di pace, un po’ di gioia
sognarci sopra, questo già lo faccio“
Non importa quale lingua parliamo, apparteniamo tutti alla famiglia umana. C’è davvero qualcuno che brama la guerra? Nicole ci invita a unirci al suo canto di pace. Alla sua piccola – eppure grande – canzone. Si tratta di fare un inizio. Un inizio, nonostante tutto.
Canta con me una piccola canzone
affinché il mondo viva in pace
Cantate con me una piccola canzone
affinché il mondo viva in pace
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