Friedensnoten
IT
Prigioniero nell'inferno della guerra
All’indice

Prigioniero nell'inferno della guerra

La band Metallica ha trasformato l'insopportabile destino di un soldato in un monito contro ogni propaganda di preparazione alla guerra, come quella che stiamo nuovamente vivendo.

Nel 1939 usciva „Johnny got his gun” di Dalton Trumbo come atto d’accusa contro l’insopportabile follia della guerra. Dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1941, il suo libro venne vietato con l’accusa di „disfattismo”. Il romanzo conobbe una rinascita con il movimento pacifista degli anni Sessanta, dopo che Trumbo, nell’era McCarthy, era stato perseguitato come comunista per „attività antiamericane”, in quanto uno dei dieci registi di Hollywood, i cosiddetti „Hollywood Ten”.

Nonostante l’adattamento cinematografico della sua opera nel 1971 e il gran premio della giuria conferitogli a Cannes, essa cadde in larga parte nell’oblio presso il grande pubblico. Utilizzando alcune sequenze del film di Trumbo nel loro videoclip del brano „ONE” dall’album „And Justice for All”, i Metallica riportarono almeno temporaneamente alla luce romanzo e film. Fu inoltre il primo videoclip musicale della band in assoluto, e infranse così la loro precedente dichiarazione di non voler mai produrre un video musicale.

Pubblicato
18. luglio 2026
Tempo di lettura
circa 6 min
Canzone
One
Interprete
Metallica
Album
… And Justice for All, 1988

Merita di essere letta soprattutto la nuova traduzione dell’opera realizzata da Tina Hohl nel 2011 – ben ventitré anni dopo l’adattamento della materia da parte dei Metallica. Le illustrazioni incisive e spesso sconvolgenti di Felix Gephart risucchiano inoltre letteralmente l’osservatore nel mondo interiore della vittima completamente mutilata dallo scoppio di una granata nella Francia della Prima guerra mondiale.

Joe – Johnny – Bonham ha perso entrambe le braccia, entrambe le gambe e, a causa di una scheggia di shrapnel, praticamente tutto il volto; è sordo, muto e cieco. Si considera un „eletto” fra milioni di feriti, uno che la guerra ha lasciato indietro come un morto vivente, dotato soltanto di un torso più o meno vivo. Prigioniero nel silenzio e nell’oscurità, costretto in bende, ricacciato in un grembo materno immaginario senza speranza della nascita liberatrice in una nuova vita, mentre il suo spirito e la sua mente restano del tutto integri.

Back in the womb, the world is much too real

La realizzazione musicale dei Metallica non potrebbe essere più avvincente e penetrante ed è un’affascinante colonna sonora per la rielaborazione di „Johnny got his gun“ firmata da Hohl. ONE segue in questo la modalità narrativa del libro. Quasi con impassibilità Joe Bonham descrive la perdita del proprio udito, dei propri occhi e degli arti, per poi precipitare nel desiderio irrealizzabile di morire, che potrebbe concretizzarsi soltanto trattenendo il respiro.

Il capolavoro dei Metallica rende percepibile la lacerazione interiore ed esteriore e la disperazione di J. Bonham tra speranza, paura e rabbia. Il brano passa da un’introduzione simile a una ballata al duro e veloce speed metal con una tale violenza che ci si sente letteralmente scaraventati sotto il fuoco dell’artiglieria e delle mitragliatrici.

Nelle guerre nel deserto condotte dagli Stati Uniti in Iraq e più tardi in Afghanistan si erano tratte le relative conseguenze e la cronaca di guerra, con una stampa allineata, veniva ormai presentata in formato videogioco.

In questo mondo di fantasia sembrano essere rimasti impigliati soprattutto i fanatici tedeschi ed europei degli armamenti e della guerra, come dimostrano in modo eloquente le analogie con Star Wars, spaventosamente sciocche e puerili, di Holger „Hawk“ Neumann a proposito del „nemico russo“. L’uomo è pur sempre ispettore generale dell’aeronautica militare …

„Andare in guerra può essere un’esperienza irripetibile — potrebbe essere divertente.“ La citazione compare nel film di guerra di Kathryn Bigelow „The Hurt Locker“, nel dialogo tra lo psicologo militare Cambridge e il disperato soldato Eldrige di una squadra artificieri in Iraq. Descrive in modo assai calzante l’attuale approccio dei nostri politici e potrebbe benissimo risuonare in uno degli odierni spot propagandistici della Bundeswehr, agghindati come una vacanza d’avventura.

Possibilità tecniche pressoché illimitate alimentano inoltre un’ebbra, morbosa fascinazione dei „nostri“ politici per l’uccidere automatizzato, senza mai dover subire sulla propria pelle le conseguenze fisiche e psichiche.

La propaganda di preparazione alla guerra della „ministra della Salute“ bavarese Judith Gerlach si destreggia con cifre di feriti di oltre mille al giorno in caso di guerra. A questo bisognerebbe preparare il sistema sanitario. La Germania sarebbe inoltre uno snodo per il trasporto dei feriti. Che mirabile proprietà dei numeri, presentarsi del tutto privi di emozione! Gerlach e soci decidono sui destini dei Johnny di questo mondo come se fossero ricette di cucina.

In tutto questo entusiasmo si è evidentemente dimenticato di rendere idonee alla guerra anche le imprese di pompe funebri. Ne avremo bisogno. Una piccola paletta e una piccola scopa una famiglia di soldati dovrebbe comunque tenere a portata di mano, per poter raccogliere i resti dei propri cari.

Eppure: la favola vecchia di oltre cent’anni della difesa di una democrazia fantasticata, della guerra per la pace, la libertà e innumerevoli altre frasi vuote vale in fin dei conti qualunque sacrificio.

È difficile da sopportare. E di un grande movimento per la pace continua a non esserci traccia.

Ascoltate e guardate l’insopportabilità della rinnovata militarizzazione, della seduzione dei nostri figli verso la guerra, della minimizzazione della morte di massa tanto fisica quanto psichica, finché avete ancora orecchie e occhi. E anche per i sopravvissuti non c’è ritorno dall’inferno della guerra:

„Darkness imprisoning me
All that I see
Absolute horror
I cannot live
I cannot die

Trapped in myself
Body my holding cell
Landmine has taken my sight

Taken my speech
Taken my hearing
Taken my arms
Taken my legs
Taken my soul“

Left me with life in hell (Hetfield/Ulrich, ONE, 1988)

Ascolta & Guarda

Pubblicato per la prima volta su Manova www.manova.news/artikel/gefangen-in-der-holle-des-krieges

La canzone in originale