
Se il fascismo vince
La band gallese „Manic Street Preachers“ canta qualcosa di molto ragionevole: se non ci opponiamo ora all’ingiustizia, saranno ancora i nostri figli a soffrirne.
Il fascismo è un camaleonte. Si adatta abilmente al mutare delle circostanze storiche, degli ambienti e delle mentalità. La maggior parte dei cittadini si crede al sicuro finché i loro politici non hanno l’aspetto di Hitler o non urlano come Mussolini. Nel frattempo l’elemento totalitario si insinua dalla porta di servizio, spinto da protagonisti che si presentano in modo più levigato, più curato, ma proprio per questo ancora più subdolo. Poco a poco i diritti vengono smantellati, le istituzioni ribaltate nel senso dell’unica dottrina desiderata, i dissidenti vengono marchiati e perseguitati senza pietà. I cittadini a lungo non se ne accorgono, perché chi mai vuole considerarsi un vile gregario e chi mai vuole guardare in faccia il male senza abbellirlo, anche quando è già sulla soglia di casa?
Flo Osrainik, autore del bestseller „Lügen Lügen Lügen“, nel suo contributo si rivolge alla band poco conosciuta da noi „Manic Street Preachers“, in breve „the Manics“, che offre un esempio di pop politico riuscito — da gustare, ma anche da rabbrividire e su cui riflettere. Diventa chiaro che il nuovo fascismo che si va profilando, che di certo non si chiamerà così, dobbiamo combatterlo non solo per amore di noi stessi — lo facciamo anche a protezione di coloro che verranno dopo di noi.
Se il fascismo vince e la libertà perde, è troppo tardi. Non me la sono resa affatto facile nella scelta di una canzone. Ma alla fine una decisione l’ho presa – e per giunta ancora in tempo. A causa del nuovo fascismo e dei nostri figli. A causa del nostro presente che indica la via e dell’intolleranza così bruttamente dominante. Anche a causa della tolleranza verso l’influente esercito degli intolleranti totalitari. O è piuttosto indifferenza? O forse una sottomissione mascherata per amor del quieto vivere, che in questo caso non sarebbe affatto pace, ma solo una parvenza di essa?
Perché il fascista di regola resta ciò che è, ossia fascista. Non importa se verniciato di verde, giallo, nero, rosso o dei colori dell’arcobaleno. E allora il titolo della band gallese „The Manics“ vale ancor di più: „If You Tolerate This Your Children Will Be Next“. Ossia: Se tolleri questo, i prossimi saranno i tuoi figli.
Bene, e procediamo con ordine: l’originale, il brano britpop della band rock alternativa Manic Street Preachers, in breve „the Manics“, „i maniaci“, fu pubblicato il 24 agosto 1998 dalla Epic Records. La canzone vendette nella prima settimana circa 156.000 copie e scalò fino al primo posto delle classifiche dei singoli in Gran Bretagna. Ma questo rimase anche il maggior successo della band.
Cinque anni dopo, nel 2003, David Usher pubblicò poi la sua versione del brano. E la versione di Usher mi piace un pochino di più, proprio perché è meno britpop. Ma questo per fortuna resta una questione di gusti, e per giunta individuale e non dettata o sanzionata dall’alto. Anche se, alt e stop. Non del tutto: pure a questo riguardo gli sforzi del regime ideologico globalizzato-occidentale, con il suo fronte propagandistico compatto che si definisce in modo così fuorviante „stampa libera“ e però scrive sempre e solo la stessa cosa, girano da tempo a pieno regime, come dimostrano in modo piuttosto disgustoso Rammstein o le combinazioni di colori in forma di bandiera (1, 2).
Ma torniamo alla canzone e al suo tema. Essa parla certo anche di totalitarismo, cioè di fascisti, ma si rifà alla guerra civile spagnola. Il testo si riferisce infatti all’idealismo dei volontari gallesi di sinistra, che si unirono alla lotta delle Brigate Internazionali per la Repubblica spagnola e combatterono contro il futuro dittatore Francisco Franco e le truppe fasciste che lo sostenevano. Ma ciò che allora era considerato di sinistra, oggi con ogni probabilità verrebbe da qualche parte diffamato come estremismo di destra.
Ma lasciamo qui da parte questa faccenda delle parti, perché la sinistra è sempre stata là dove il pollice sta a destra. Inoltre soprattutto le etichette sono relative, il rifiuto cristallino del dominio dell’uomo sull’uomo si presta comunque assai meglio, per una collocazione, a una determinazione approssimativa della posizione nell’universo multidimensionale, e il termine „estremo“ può del resto essere applicato a tutto e a tutti. In particolare ai dogmatici.
Bene, lo ammetto, un ultimo dogma lo coltivo anch’io. E questo, lo prometto qui solennemente, non lo abbandonerò mai e poi mai: i nostri diritti fondamentali e umani devono valere sempre e ovunque per tutti gli esseri umani. Ç’est ça!
Del resto i fascisti spagnoli furono allora, cioè negli anni Trenta, sostenuti dai fascisti italiani e tedeschi, i nazionalsocialisti (3).
Ma già che ci sono, ecco allora comunque una breve digressione sul fascismo tratta dal mio libro delle grandi „Lügen, Lügen, Lügen“. Perché su questa forma di dominio, chiamata così dall’italiano fascio, dalla lega, scrivo:
Original
„Eigentlich bezeichnete der Faschismus die politische Bewegung der Partitio Nazionale Fascista, ein autoritäres Regierungssystem unter dem im Parlament an die Macht gekommenen Ministerpräsidenten Benito Mussolini, dem ‘Duce’ im Italien von vor hundert Jahren. Etwas verallgemeinert lässt sich auch die Herrschaft der nur wenige Jahre später gewählten deutschen Nationalsozialisten mit ihrem Reichskanzler und Reichspräsidenten Adolf Hitler in der Rolle des ‘mein Führer’ als Faschismus oder Neofaschismus bezeichnen.
Zwar kommt der Faschismus durchaus parlamentarisch-demokratisch daher, fordert dann aber unbedingten Gehorsam oder eben Folgsamkeit und stellt eine dogmatische Ideologie über alles andere. Vor allem über Grund- und Menschenrechte. Faschistoide Regime gehen mit allen Säulen der Gewalten vor: mit Verboten und Psychoterror, Ermächtigungs- und Gleichschaltungsgesetzen, Notstandsverordnungen und Gewalt bis hin zur massenweisen Bestrafung, Inhaftierung, Selektierung oder finalen Liquidierung von Kritikern und Gegnern, Minderheiten, Ungehorsamen und Freiheitskämpfern.
Ob dem (Welt-)Volk im Faschismus nur ein Führer, diverse Führungsparteien oder -koalitionen, ein Führungszirkel oder -organisationen, vorgesetzt werden, das ist egal. Im Faschismus ist man nicht allzu wählerisch, seine Strippenzieher, Profiteure und Hampelmänner sind da eher flexibel. Denn: Wichtig ist vor allem die radikale und bedingungslose Durchsetzung einer die Rechte anderer Menschen missachtenden Ideologie.“
Übersetzung
„In realtà il fascismo designava il movimento politico del Partito Nazionale Fascista, un sistema di governo autoritario sotto il presidente del consiglio Benito Mussolini, salito al potere in parlamento, il “Duce” nell’Italia di cento anni fa. Con una certa generalizzazione si può definire fascismo o neofascismo anche il dominio dei nazionalsocialisti tedeschi, eletti solo pochi anni dopo, con il loro cancelliere del Reich e presidente del Reich Adolf Hitler nel ruolo di “mio Führer”.
Il fascismo si presenta certo in modo parlamentare-democratico, ma poi pretende obbedienza incondizionata ovvero sottomissione e pone un’ideologia dogmatica al di sopra di ogni altra cosa. Soprattutto al di sopra dei diritti fondamentali e umani. I regimi fascistoidi agiscono con tutti i pilastri dei poteri: con divieti e terrore psicologico, leggi sui pieni poteri e sull’allineamento, ordinanze d’emergenza e violenza, fino alla punizione, incarcerazione, selezione o liquidazione finale di massa di critici e oppositori, minoranze, disobbedienti e combattenti per la libertà.
Che al popolo (mondiale) nel fascismo venga imposto un solo capo, diversi partiti o coalizioni di comando, una cerchia dirigente o delle organizzazioni, non importa. Nel fascismo non si è troppo schizzinosi, i suoi burattinai, profittatori e pupazzi sono piuttosto flessibili. Perché: importante è soprattutto l’imposizione radicale e incondizionata di un’ideologia che calpesta i diritti degli altri esseri umani.“
E questo modo di procedere, con tutti gli sforzi propagandistici a tutto campo per minimizzare, glorificare, distorcere o abbellire misure, mentalità e pretese fascistoidi, lo abbiamo conosciuto tutti negli ultimi anni – in modo rigoroso e spregiudicato.
Del resto il titolo della canzone deriva da un manifesto di propaganda in lingua inglese degli anni Trenta, su cui si vede la foto di un bambino ucciso dai nazionalisti con un bombardamento, con la bocca aperta e i capelli ondulati. Il cielo sullo sfondo è cosparso di bombardieri e sul bordo inferiore c’è l’avvertimento che dà il titolo, in lettere maiuscole:
IF YOU TOLERATE THIS YOUR CHILDREN WILL BE NEXT.
Ora la canzone comincia proprio come se qualcuno l’avesse scritta durante uno di quei lockdown da Corona epocalmente sprezzanti dei diritti umani e dopo un’intensa martellante di Gates, Schwab o WEF e OMS. In ogni caso lo si potrebbe pensare:
Il futuro ti insegna a essere solo,
il presente pauroso e freddo.
Anche nel testo non si va per il sottile, perché
se so sparare ai conigli, allora so anche sparare ai fascisti.
Tuttavia questo verso risale all’osservazione di un uomo che allora, ossia quasi cento anni fa, si unì ai combattenti repubblicani. Del resto un paio di passaggi della canzone si riferiscono a eventi della guerra civile spagnola. Dunque: la canzone chiede azioni, ma di certo nessun oblio.
Oggi pallottole per il tuo cervello,
ma dimenticheremo tutto di nuovo.
Perché, come recita il ritornello:
se tolleri questo,
i prossimi saranno i tuoi figli.
Almeno per il bene dei propri figli, perché solo egoisti, opportunisti e gregari si mettono i paraocchi, spengono o disinseriscono deliberatamente il proprio cervello, cadono nella follia o rifiutano un minimo di coraggio civile nonché una postura eretta contro la corrente dei fascisti. Solo che bisogna ancora riconoscerli, quei neofascisti che amano travestirsi anche da antifascisti o democratici, e che di solito urlano più forte di tutti e non di rado anche per primi in giro.
Inoltre il testo è senza tempo, come ha dimostrato il trattamento particolarmente ripugnante riservato ai nostri figli negli ultimi anni. Essi, nella crisi da Corona fabbricata dai neofascisti, sono stati del tutto particolarmente vessati, maltrattati e strapazzati. A causa degli obblighi e delle coercizioni fittizi e criminali di mascherina, vaccino e altro. Anche nelle scuole, negli asili o sui campi da gioco, cosa che tra l’altro non è mai perdonabile. Ma anche a causa dell’istigazione, della diffamazione e dell’emarginazione (4).
La forza di gravità tiene la mia testa giù
o forse è anche vergognaper essere così giovane e così vuoto.
Mai più l’indifferenza, la distrazione e la comune propaganda devono trasformare l’esercito della massa in silenziosi esecutori e complici dei neofascisti. Perché così fu allora con i nazionalsocialisti, fino a ieri con i fascisti del vaccino, e così è oggi con gli imperialisti occidentali.
Oggi buchi nella tua testa,
ma io sono un pacifista,
camminai per La Ramblas,
ma senza volerlo davvero.
Il resoconto di George Orwell „Homage to Catalonia“ parla delle sue esperienze e osservazioni personali nella guerra civile spagnola, quando combatté per la milizia dell’esercito repubblicano. I suoi combattimenti sulle Ramblas servirono probabilmente da modello per questo verso. Secondo Orwell, infatti, le diverse fazioni nei loro scontri non facevano realmente progressi. Sì, certo, si può dunque anche correre verso la propria rovina senza volerlo davvero, e poi a un certo punto restano soltanto i ricordi di tempi migliori.
E stasera un vecchio suona per strada,
con ritagli di giornale dei suoi giorni gloriosi.
Ma allora è troppo tardi. Troppo tardi per la pace. Troppo tardi per la libertà. Troppo tardi per la tolleranza e forse troppo tardi anche per una canzone critica e assolutamente istigatrice alla ribellione come questa. Non lasciamo che si arrivi a questo punto in nessun caso.
Ascolta & Guarda

Versione audio di questo articolo
