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Una voce da Gaza
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Una voce da Gaza

La poesia sconvolgente di un giovane palestinese parla per quei sopravvissuti che non vogliono lasciarsi spezzare — «anche quando tutto sembra perduto». Backstage

«Voices for Gaza» è il titolo di un album prodotto da Alexa Rodrian e Jens Fischer Rodrian, che uscirà a breve. In esso, accanto ai già citati, prenderanno la parola molti artisti impegnati. Il progetto è audace — proprio in tempi in cui accuse manipolatorie di antisemitismo vengono mosse con estrema rapidità e in cui la «ragion di Stato» tedesca sembra opporsi a chi ritiene che anche le persone di Gaza debbano conservare la propria dignità e la propria vita.

Troppo di rado si parla delle persone di quella regione infernale colpita da un massacro senza precedenti — al massimo i loro destini vengono ridotti ad astratte cifre di vittime. Ancora più raramente, però, sono loro stessi a prendere la parola, gli abitanti che resistono a Gaza e la cui vita è appesa a un filo. In queste condizioni terribili possono ancora sbocciare i fiori di palude del coraggio, della speranza e persino della poesia. Il giovane palestinese Ibrahim Massri ha trasmesso ad Alexa Rodrian questo segno di vita, che è al tempo stesso una richiesta d’aiuto. Il suo messaggio: «Io non mi piego!»

Pubblicato
8. marzo 2025
Tempo di lettura
circa 6 min
Canzone
I am from Gaza
Interprete
Ibrahim Massri
Album
2024

Nel corso della produzione del nostro terzo album di note di protesta «Voices for Gaza» – vorrei presentare qui una voce da Gaza per me molto speciale.

Essa, la voce di Ibrahim Massri, si trova in buona compagnia – siamo un gruppo di musicisti impegnati che ormai da molti anni hanno il coraggio di battersi instancabilmente, nonostante tutte le restrizioni presenti in questo Paese, contro le guerre e i crimini contro i diritti umani.

Ci riteniamo fortunati di poter presentare in questo album musicisti e attivisti come Nirit Sommerfeld, Michael Barenboim, Markus Stockhausen, Didi Hallervorden e molti altri.

Torniamo a Ibrahim, che ho avuto il piacere di conoscere l’estate scorsa tramite What’s App e X, e così, come un tempo accadeva attraverso le lettere, tra me e questo poeta coraggioso e combattivo di Beit Hanun è nata un’incantevole «amicizia epistolare».

Ibrahim aveva 28 anni, aveva terminato gli studi di inglese e lavorava come insegnante a Beit Hanun, quando il 7 ottobre cambiò tutto nella sua giovane vita.

Dopo i cosiddetti attacchi di autodifesa dello Stato di apartheid di Israele, dovette fuggire con tutta la sua famiglia a Khan Yunes, nel sud di Gaza, e da 15 mesi vive lì in una tenda, in condizioni spaventose.

In realtà sono entrata nella sua vita solo come tappa intermedia, per inviare in modo sicuro negli USA i fondi di una raccolta GoFundMe, per poi farli spedire di nuovo da lì verso Gaza.

Dalla Germania una simile operazione era ed è difficile da realizzare, a causa di eventuali restrizioni che talvolta potrebbero concludersi con la chiusura del conto.

Accadde così che, nell’estate del 2024, mi incontravo quasi ogni giorno su What’s App con un giovane uomo di Gaza a me del tutto sconosciuto.

Ciò che nel tempo ho potuto leggere lì in termini di sincerità, fiducia e parole affettuose mi ha profondamente colpita.

Mi ha commossa nel profondo che una persona la cui vita e quella della cui famiglia sono ogni giorno minacciate di annientamento sia ancora capace di informarsi sul mio benessere e su quello della mia famiglia.

E lo ha sempre fatto aspettando con pazienza e modestia le mie risposte e le mie azioni, ringraziandomi sempre, anche quando più volte sottolineavo che non era necessario, poiché mettere a disposizione un conto bancario non è certo un atto di eroismo.

Così ho capito presto che i nostri dialoghi erano molto più di un semplice aiuto formale – «nonostante tutto il dolore e l’oscurità che ci circondano, sapere che esistono persone come voi, che danno una voce alla Palestina e la portano nel cuore, è qualcosa che mi dà una speranza indescrivibile». Così o in modo simile mi scrisse più volte.

Ibrahim e la sua famiglia, Allhamdulillah, fino ad oggi sono tutti sopravvissuti!

Nel cuore ora sono legata a lui e alla sua famiglia e considero mio compito raccontare la sua storia – ho quindi raccolto tutti i nostri dialoghi e li pubblicherò in un piccolo libro e, per dare a tutto questo un inizio, una poesia sua verrà pubblicata sul nostro CD «Voices for Gaza» e qui, su Manova, avrà la sua prima in forma scritta.

Cari lettori, siate certi: ogni centesimo del ricavato di questo CD raggiungerà per metà privatamente Ibrahim e la sua famiglia, e l’altra metà andrà nuovamente a Barakah Charity.

Se volete maggiori informazioni al riguardo, saremo lieti di una visita alla nostra pagina protestnoten.de.

E qui – come promesso – la suddetta poesia di Ibrahim Massri con una traduzione/adattamento in tedesco a mia cura.

I am from Gaza

Original

„Gaza
da komm ich her,
da wo die Erde Blut inhaliert,
da wo in der Ruhe der Nacht Kugeln den Friedenssong singen,
wo die Sonne über namenlosen Gräbern aufgeht, unter denen Geschichten verbrennen und jeder Traum sich verliert.

Gaza
da komm ich her,
da wo Flugzeuge emporsteigen und kreisen,
da wo ich nun auf den Scherben der Zerstörung schlafe,
wo unter unseren Füßen die Erde jedes Leben schluckt,
wo wir genötigt auf den Wegen unseres Leides reisen.

Gaza
da komm ich her,
da wo Menschen am Rande des Grauens stehen,
da wo Kinder im endlosen Hunger nur noch Leiden sehen,
wo ihre Träume verlassen auf den Straßen verschwinden,
wo wir nach jedem Feuersturm den Morgen ins Leben einbinden.

Ich sehe nur Asche am Horizont.
Ich jage die Hoffnung trotz jeder Niederlage an dieser Front.
Ich höre nur Schreie der Verzweiflung und dennoch, ich erhebe mich.
Ich werde niemals aufgeben, niemals – ich beuge mich nicht.

Heißt der Tod, dass wir fliehen müssen?
Oder ist Tod der Anfang unserer Geschichte?
Haben sie Schwäche in unseren Augen gesehen?
Oder sind wir noch ungebrochen und unsere Kraft wird für immer mit uns gehen?
Meine Seele träumst du noch vom den Höhen im Leben
oder wird das Erwachen aus den Flammen der Liebe nur Angst dir geben?

In diesen Wunden aber schlagen unsere Herzen weiter
und in diesem Sinne höre ich deine Stimme immer wieder.
Unsere Zukunft ist frei, auch wenn die Niederlage und der Schmerz nicht verschwinden.
Wir sind die entfesselten Sieger.

Wir stehen aufrecht und meißeln unsere Zukunft in Stein,
trotz der Ruinen, die Monster kriegen uns nicht klein.
Das Blut kann unsere Flügel nicht brechen,
trotz des Untergangs werden wir weiter unsere Lieder sprechen.

Haben die Leiber noch Stimmen,
werden ihre Worte weiter schwingen?
Komme, was wolle, das frage ich mich.
Kein Tod und kein Verlust ist für die Ewigkeit.
Die Zeit wird knapp, aber unsere Schreie werden gewinnen.>

Gaza
da komm ich her
und hier werde ich sein.
In der Erinnerung lebendig.
Ein Symbol des Widerstandes.
Auch wenn alles verloren scheint.“

Übersetzung

„Gaza
è da lì che vengo,
là dove la terra inala il sangue,
là dove nella quiete della notte i proiettili cantano la canzone della pace,
dove il sole sorge su tombe senza nome, sotto le quali bruciano storie e ogni sogno si perde.

Gaza
è da lì che vengo,
là dove gli aerei si alzano e volteggiano,
là dove ora dormo sui cocci della distruzione,
dove sotto i nostri piedi la terra inghiotte ogni vita,
dove siamo costretti a viaggiare sulle strade del nostro dolore.

Gaza
è da lì che vengo,
là dove gli uomini stanno sull’orlo dell’orrore,
là dove i bambini nella fame senza fine vedono ormai solo sofferenza,
dove i loro sogni scompaiono abbandonati per le strade,
dove dopo ogni tempesta di fuoco leghiamo il mattino alla vita.

Vedo solo cenere all’orizzonte.
Inseguo la speranza nonostante ogni sconfitta su questo fronte.
Odo solo grida di disperazione eppure, io mi rialzo.
Non mi arrenderò mai, mai – io non mi piego.

La morte significa che dobbiamo fuggire?
O la morte è l’inizio della nostra storia?
Hanno visto debolezza nei nostri occhi?
O siamo ancora indomiti e la nostra forza ci accompagnerà per sempre?
Anima mia, sogni ancora le vette della vita
o il risveglio dalle fiamme dell’amore non ti darà che paura?

Ma in queste ferite i nostri cuori continuano a battere
e in questo senso odo la tua voce ancora e ancora.
Il nostro futuro è libero, anche se la sconfitta e il dolore non scompaiono.
Siamo i vincitori scatenati.

Stiamo eretti e scolpiamo il nostro futuro nella pietra,
nonostante le rovine, i mostri non ci piegano.
Il sangue non può spezzare le nostre ali,
nonostante la rovina continueremo a pronunciare i nostri canti.

Se i corpi hanno ancora voce,
le loro parole continueranno a vibrare?
Accada quel che accada, questo mi domando.
Nessuna morte e nessuna perdita è per l’eternità.
Il tempo stringe, ma le nostre grida vinceranno.

Gaza
è da lì che vengo
ed è qui che sarò.
Vivo nella memoria.
Un simbolo della resistenza.
Anche quando tutto sembra perduto.“

È ovvio che tutti gli artisti dell’album e l’autrice di questo articolo provano un’empatia altrettanto intensa per le vittime innocenti e i loro familiari, colpiti da Hamas e dalla direttiva Hannibal di Israele.

Sito web del CD ‘Voices for Gaza’

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Pubblicato per la prima volta su Manova www.manova.news/artikel/stimme-aus-gaza

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