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Vivere in armonia
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Vivere in armonia

La canzone “Happy XMas (War is over)” di John Lennon e Yoko Ono rappresenta la speranza in un mondo segnato dalle dissonanze — ma, se comprese nel modo giusto, queste possono anche farci progredire.

„War is over if you want it“ — questa frase tratta dalla celebre canzone natalizia politica di John Lennon e Yoko Ono non è forse fin troppo ingenua? La coppia di autori credeva nella forza dei piccoli passi. E possedeva immaginazione. Per decenni „Happy XMas (War is over)“ ha rappresentato un’ispirazione per le persone che anelavano alla pace. Affinché „pace in terra“ non resti una formula vuota che ogni anno viene brevemente riattivata per poi essere di nuovo dimenticata, dobbiamo portare avanti la visione di John e Yoko. La cantante e compositrice Alexa Rodrian racconta in questo contributo per #Friedensnoten che cosa significa per lei questa canzone. E insieme a suo marito, Jens Fischer Rodrian, presenta persino una propria versione cover.

Pubblicato
24. dicembre 2022
Tempo di lettura
circa 4 min
Canzone
Happy Xmas (War Is Over)

Una società dovrebbe rimanere unita attraverso valori e diritti comuni, come il diritto alla libera parola, il diritto all'autodeterminazione e il diritto al libero esercizio della fede e della religione. Ma quando un'altra forza, come per esempio la paura, degenera al punto che ogni forma di individualismo, di responsabilità personale, di intimità e di sfera privata viene considerata una minaccia per il bene comune della collettività, allora essa è minacciata dal collasso.

Mi sono così lasciata ispirare da un pensiero tratto dal libro di Mattias Desmet „The Psychology of Totalitarianism“, che mi sembra assai convincente, traducendolo al contempo liberamente.

Che cos’è una comunità che, a causa della paura, giustificata o meno, viene spinta verso una conformità ovvero verso una consonanza apparentemente perfetta, oppure vi si dirige volontariamente per assecondare la tendenza della maggioranza? Sembra logico e inevitabile che la dissonanza, nel caso appena citato, non sia ben vista e in questo senso venga combattuta.

Ma il fatto è che senza dissonanza non può esserci vita e tanto meno sviluppo. La libera parola, la libera fede, il diritto all’autodeterminazione e alla responsabilità personale devono creare e creeranno sempre dissonanza, questo sta nella natura delle cose: siamo semplicemente tutti diversi.

Grazie alle scoperte della fisica quantistica e della teoria del caos sappiamo ormai comunque che senza „dissonanza“ non potremmo affatto esistere – poiché nulla vibra, risuona o si muove sempre allo stesso modo. Portando avanti questo ragionamento, per me significa: se aspiriamo alla conformità e alla consonanza e/o vogliamo addirittura imporle, ci muoviamo su un ghiaccio molto sottile, poiché l’unisono, visto in questo modo, esclude necessariamente ciò che suona diversamente.

Così, per esempio, nella musica classica dell’Occidente per lungo tempo il concetto di armonia è stato stilizzato a tal punto che una musica dal suono diverso, appunto dissonante, era difficilmente integrabile nelle abitudini di ascolto contemporanee. Correnti stilistiche come il jazz e altre musiche del mondo altamente sviluppate venivano, e in parte vengono ancora oggi, liquidate come di second’ordine.

Anche il concetto di dissonanza cognitiva, proveniente dalla psicologia sociale e ormai utilizzato quasi in modo inflazionato, suscita talvolta in me un certo disagio. Domandandolo in modo semplice e provocatorio: perché mai dovrebbe essere così difficile conciliare in sé e con sé sentimenti, desideri, opinioni, obiettivi e idee contraddittori?

Non sarebbe auspicabile insegnare presto alle persone, nel senso della teoria dei sistemi, a gestire in modo costruttivo le dissonanze naturalmente presenti, ad accettarle, a muoversi con esse e a trasformarsi?

Percepire l’altro nella sua polifonia, ammettere l’attrito, vibrare insieme e in modo diverso, perdersi e ritrovarsi nel caos – così, credo, hanno vissuto insieme Yoko Ono e John Lennon! Hanno celebrato la dissonanza e l’hanno impiegata in modo mirato per richiamare l’attenzione sui loro obiettivi di attivisti per i diritti umani e combattenti per la pace. Ripetutamente si sono così resi vulnerabili, hanno provocato e ammesso il confronto.

Nel 1971 hanno scritto insieme la canzone „Happy Xmas (War Is Over)“.

La frase „War is over! If you want it!“ è da allora diventata il mantra di molte persone che in questo mondo si impegnano per la pace. Se prestiamo fede alla teoria del caos e all’effetto farfalla, allora resta da sperare che, cantandola sempre di nuovo, le guerre prima o poi avranno fine.

In questo senso: Happy Christmas and a peaceful New Year!

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Pubblicato per la prima volta su Manova www.manova.news/artikel/leben-im-vielklang