„Give peace a chance“, cantava John Lennon nel 1969. Oggi è soprattutto la guerra ad avere una nuova possibilità. I falchi trionfano nei talk show e alle conferenze della NATO, alla guerra è concesso continuare a imporre al mondo la sua logica della violenza, della manipolazione e delle menzogne. Divora uomini e materiale, la pace delle anime e il benessere faticosamente conquistato dei cittadini. Adesso basta! Gli autori non accettano oltre questo sviluppo. Con la giornata di oggi diamo il via all’iniziativa „Friedensnoten“.
Con le parole di Jacques Brel: abbiamo „nient’altro che una canzone per coprire i tamburi di guerra“. Ma non importa. Le canzoni possono sprigionare una grande forza. Si rivolgono alla ragione e ai cuori degli uomini allo stesso modo. Tutto ciò che serve, in termini di consapevolezza, per resistere alla follia della guerra, è già stato espresso da tempo da grandi parolieri e musicisti. Nell’attuale frastuono mediatico queste voci che richiamano all’umanità vengono ascoltate troppo poco o, peggio ancora: diffamate pubblicamente.
Nel tempo che seguirà, diversi autori presenteranno e commenteranno a turno la canzone di pace di loro scelta. Vi preghiamo, care lettrici e cari lettori, di partecipare all’iniziativa. Diffondete canzoni e testi su tutti i vostri canali con l’hashtag #friedensnoten
Se si osserva l’evoluzione degli ultimi quattro anni e l’attuale atteggiamento dei governi dell’Europa occidentale che ne deriva riguardo a guerra e pace, si vorrebbe sprofondare, tanto è frustrante il quadro.
- Nell’Europa orientale imperversa una guerra che, tra gli altri, viene tenuta in vita dal governo tedesco attraverso le forniture di armi e la propaganda incessante di quasi tutti i media mainstream.
- Il governo tedesco si rifiuta ostinatamente di far luce sul più grande attentato all’approvvigionamento energetico tedesco dalla Seconda guerra mondiale.
- I rappresentanti della politica estera tedesca puntano sulla rimozione e sull’escalation, professano solidarietà incondizionata allo Stato di Israele, il cui governo porta avanti il genocidio della popolazione civile palestinese. Parallelamente si battono i tamburi di guerra in Ucraina con l’odio per Putin e la fobia della Russia.
- Invece di allentare la tensione, alcuni governi dell’Europa occidentale, anche quello tedesco, ci preparano a uno scontro militare con la Russia.
La cancel culture prosegue senza pudore, gli artisti critici verso il governo perdono i loro palchi, i giornalisti scettici perdono il lavoro e gli scienziati che giungono a risultati scomodi non fanno più parte del discorso scientifico. A ciò si aggiunge che l’elaborazione critica della politica sul Corona non avviene quasi, cosa che sarebbe però amaramente necessaria per la pacificazione della società. Le proposte di soluzione necessarie sul tema della tutela dell’ambiente sono state soppiantate dalla monotematizzazione attorno alla questione della CO2, e questo con l’esclusione di tutti gli argomenti contrari — perfino quando erano stati raccolti da competenti premi Nobel.
Nelle circostanze menzionate non ci risulta affatto facile dare vita alla ripresa dei Friedensnoten 2.0 — lo facciamo comunque. La frustrazione e lo sgomento sono grandi, la speranza e l’amore sono più grandi.
Tutti i temi sopra citati hanno il potenziale di dividerci ulteriormente. Se sul Corona si era ancora d’accordo, sul tema dell’Ucraina forse ci si è di nuovo allontanati. Se si sono scoperti punti in comune riguardo ai dubbi sulla narrazione della CO2, nell’attuale conflitto israelo-palestinese non si è più affatto così d’accordo. Dovremmo vedere le divergenze come un’occasione per riflettere. Ascoltarci a vicenda, tentare sempre di vedere e comprendere il disagio dell’altro, per quanto contrario possa essere alla propria convinzione, restare in dialogo … avremo bisogno gli uni degli altri.
In questa stagione prendono la parola artisti che parlano essi stessi delle loro canzoni di pace o contro la guerra, per offrire al lettore uno sguardo sul loro operato e svelarci perché è nata questa o quella canzone.
Ci saranno alcune „vecchie conoscenze“, artiste e artisti che da anni si impegnano per la pace: Morgaine, Diether Dehm, Alexa Rodrian, Yann Song King, Markus Stockhausen, Tino Eisbrenner, Wolfgang Wodarg, Kilez More, Karsten Troyke e molti altri …, e chi lo sa, forse qualcuno che al tempo del Corona era ancora prudente troverà ora la strada verso di noi e desidererà, proprio come noi, colmare vecchi fossati.
Partecipare a manifestazioni e flashmob, scrivere saggi e canzoni, produrre video, organizzare concerti da solista e festival e molto altro è faticoso – le mie colleghe e i miei colleghi ne sanno qualcosa. Tanto più ci rallegriamo quando la famiglia degli artisti scomodi e coraggiosi cresce e sul tema della pace ci si ritrova, per quanto forte urlino le sirene di guerra.
Lo sprint è diventato una maratona. Perciò ci rallegriamo ancora di più per ogni nuovo volto nel movimento per la pace che ci arricchisce con la sua arte. Grazie a tutti coloro che in questi anni sono rimasti fedeli a Manova e prima a Rubikon.
Iniziamo con „A’isch“, uno studio che ho scritto alla fine del 2023. Allora mi mancavano le parole, perciò insieme al mio amico e collega Matthias Niemyt di A-MAZE-ING Music ho dato immagini al brano strumentale. La vita continua anche tra le macerie, i bambini trovano sempre il modo di giocare, dai crateri delle bombe nascono scivoli, le rovine diventano campo sportivo, i clown cercano di rallegrare i cuori dei bambini per qualche minuto per sfuggire brevemente all’orrore. Le persone si danno forza e tentano di tutto per sopravvivere e per conservarsi una scintilla di speranza. „A’isch“ — Io vivo. Di Alexa Rodrian e mia seguiranno ancora due altri brani in questa stagione, che affrontano il tema sul piano lirico. In „A’isch“ è la chitarra ad assumere il compito della colonna sonora, le immagini dei bambini parlano da sé.
Dedicato alle persone di Gaza e al mio amico Nadim Helow e alla sua famiglia.